grattachecca romana

Pallini Roma

Ci troviamo nella Roma antica e sembra che a quei tempi l’imperatore Nerone fosse ghiotto di gustosi sorbetti e ne facesse vere e proprie indigestioni.

Fu Quinto Fabio Massimo che ne inventò la ricetta aggiungendo alla neve portata dal Terminillo sostanze dolci come il miele e la frutta. L’ antica ricetta sembra molto simile a quella della “nostra” grattachecca romana che deve il suo nome proprio all’azione di “grattare la checca”, tipica lastra di ghiaccio usata all’epoca per conservare gli alimenti. è facile supporre che per la facilità della preparazione la bevanda fosse anche venduta come “cibo da strada” estivo.

E se nella Roma antica i thermopolia ne assicuravano la vendita al minuto, il mestiere del vendi- tore ambulante di questa “bevanda fresca” continuò anche nei secoli successivi; i famosi carretti dei “grattacheccari” si spostavano nei luoghi di maggiore afflusso o durante le sagre e le fiere.

Solo più tardi i carretti furono sostituiti da postazioni fisse come i chioschi, che ancora oggi sopravvivono in città.

I primi di cui si ha notizia risalgono alla fine dell’800.

Autore dell'articolo: Artigiano Di Bottega